Long Covid: cause e disturbi. Cosa ha capito la scienza fino ad ora!

49-single-default

L'articolo in questione riguarda la ricerca sulla cura del "long covid", ovvero l'insieme di disturbi che persistono per mesi dopo un'infezione da SARS-CoV-2. Dopo tre anni di pandemia, la ricerca sembra aver fatto un importante passo avanti nella comprensione di questa sindrome, arrivando alla conclusione che il "long covid" non è un singolo disturbo con una sola causa, ma piuttosto un gruppo di malattie raggruppate sotto lo stesso termine-ombrello e con diverse origini.

Secondo alcune stime, il numero di pazienti affetti da "long covid" potrebbe aggirarsi attorno ai 65 milioni. Esistono diverse possibili cause per questo strascico da COVID-19, tra cui una reazione autoimmune, frammenti di virus che persistono nell'organismo, danni agli organi causati dall'infezione e riattivazione di virus latenti.

La varietà di queste condizioni scatenanti spiega la vasta gamma di sintomi del "long covid", che comprendono affaticamento, nebbia mentale, dolori diffusi, tachicardia, difficoltà di concentrazione, depressione e molti altri. Ciò significa che ci saranno anche più possibili trattamenti, ma poiché non esiste un accordo su cosa definisca il "long covid", né un esame o un indicatore ufficiale per fare diagnosi, gli studi clinici sui pazienti stanno procedendo in parallelo.

Uno studio clinico in corso su un centinaio di pazienti sta valutando se l'antivirale Paxlovid della Pfizer, usato per trattare i casi sintomatici di COVID-19, possa avere effetto anche sul "long covid". L'ipotesi clinica su cui si basa la ricerca è quella della riserva virale: se il farmaco funziona, potrebbe essere perché riesce ad eliminare ogni minima traccia residua del virus dalla COVID-19 dall'organismo.

L'immunologa Akiko Iwasaki dell'Università di Yale, che sta conducendo questo studio, sa già che il farmaco non darà beneficio a tutti, ma è interessata a capire per quali pazienti sia indicato e perché. Il trial dovrebbe includere pazienti con "long covid" derivante da cause diverse, dei quali saranno monitorate le caratteristiche immunitarie e che riceveranno il Paxlovid o un placebo in modo randomizzato. In questo modo si potrà vedere con precisione al termine della cura quali siano i biomarcatori più comuni nelle persone che si sono sentite meglio e risalire alla causa scatenante, almeno per alcuni.

Altri studi clinici in corso prendono di mira diversi meccanismi, per esempio l'infiammazione diffusa lasciata nell'organismo dalla COVID-19. Altri ancora provano ad alleviare i sintomi pur non risalendo necessariamente alla causa scatenante. Questi farmaci sintomatici potrebbero fornire un sollievo immediato a chi soffre di "long covid", ma la ricerca sui trattamenti specifici continua.

Contattaci per maggiori informazioni